FABIO POLESE | REPORTER

Tutti i contatti islamisti dell’assalitore di Bruxelles

La cronaca dell’accoltellamento di due poliziotti avvenuto nella tarda mattinata di eri a Bruxelles, in una delle strade centrali del municipio di Schaerbeek, sembrerebbe diversa da quella raccontata subito dopo dai media internazionali. Secondo la prima ricostruzione, infatti, l’aggressore, identificato come Hicham Diop, avrebbe colpito gli agenti durante un controllo. Non è così. Almeno stando a quello che riportano vari giornali belgi, compreso Le Capitale, dove si sostiene che l’uomo si sarebbe scagliato senza motivo, alle spalle, prima contro un poliziotto in divisa e successivamente contro un altro agente in borghese. C’è un altro dettaglio importante: Diop avrebbe anche provato ad impadronirsi dell’arma di uno dei poliziotti, per fortuna senza riuscirci. A quel punto l’assalitore ha tentato la fuga. Ma una pattuglia è riuscita ad intercettarlo e, dopo una nuova colluttazione, uno degli agenti gli ha sparato ad una gamba e lo ha arrestato. Nella serata di ieri, la polizia ha perquisito la casa di Diop senza trovare né armi né esplosivi. Tuttavia, secondo Le Monde, un’arma sarebbe stata trovata all’interno di una macchina nelle vicinanze del luogo dell’accoltellamento.

Perché l’ipotesi del terrorismo

Il fatto che l’uomo avrebbe attaccato i poliziotti, senza che quest’ultimi l’avessero fermato per un controllo, potrebbe essere una delle motivazioni che hanno spinto il procuratore federale ad avanzare subito l’ipotesi dell’attentato terroristico. Ma c’è di più, molto di più. Ex soldato fino al 2009, Hicham Diop, 43 anni, era molto conosciuto dall’intelligence del Paese e il suo nome sarebbe comparso più volte nei fascicoli legati al terrorismo internazionale. Nel 2004 si sarebbe anche candidato con il partito Partito Cittadinanza Prosperità, una lista – ora scomparsa – di ispirazione islamica con chiare simpatie verso gli estremisti. Secondo quanto scrive il De Standaard, Diop in passato è stato un assiduo frequentatore del Centre Islamique Belge (CIB) a Molenbeek, fondato dal Bassam Ayachi, considerato il padrino del terrorismo islamico in Belgio.

Arrestato e poi inspiegabilmente rilasciato dall’Italia

Ayachi, ideologo del centro islamico di Molenbeek, fucina di jihadisti da più di dieci anni, nel 2008 era stato fermato in Italia, a Bari, in compagnia di Raphael Gendrom, l’ingegnere elettronico francese convertito all’Islam e morto nell’aprile del 2013 mentre combatteva insieme i tagliagole del Califfo in Siria. I due vengono arrestati. L’accusa, inizialmente, è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma durante le indagini si scopre che Bassam Ayachi è un pezzo grosso del fanatismo. In alcune intercettazioni all’interno del carcere, i due parlano di organizzare un attentato all’aeroporto francese Charles De Gaulle. L’accusa si trasforma in terrorismo internazionale. Passano tre anni e arriva la condanna: otto anni di reclusione per aver organizzato una cellula pronta a colpire in Italia, Francia, Belgio e Regno Unito. Ma inspiegabilmente in Appello arriva l’assoluzione, convalidata anche in Cassazione. E Bassam Ayachi parte per raggiungere i jihadisti in Medio Oriente.

Il migliore amico di Hicham Diop

Ma i collegamenti con l’estremismo islamico di Hicham Diop non finiscono qui. Secondo quanto riporta il quotidiano Le Soir, l’assalitore sarebbe uno dei migliori amici di Olivier Dassy, un altro predicatore di Molenbeek e considerato il braccio destro di Ayachi. I due predicatori avrebbero anche fatto sposare Malika el Aroud – la pasionaria belga del jihadismo – con il tunisino Abdessater Dahmane, uno dei sicari che il 9 settembre del 2001 assassinarono il comandante Ahmad Shah Massoud, il «Leone del Panjshir», che dopo aver guidato la guerriglia contro l’invasione sovietica in Afghanistan stava combattendo contro il regime dei talebani.

La radicalizzazione nell’esercito

Anche Olivier Dassy è un ex militare ed è proprio durante il servizio che potrebbe aver conosciuto – e radicalizzato – Hicham Diop. Le autorità, infatti, hanno spiegato che l’assalitore ha iniziato a mostrare i primi segni di radicalizzazione proprio mentre indossava l’uniforme. Le Soir, scrive che nel 2009, prima di lasciare l’esercito, “Diop ha avuto un’assenza molto prolungata, apparentemente per malattia”. Il problema dell’estremismo all’interno delle forze armate del Belgio non è nuovo. Nel maggio 2016 il ministro della Difesa Steven Vandeput aveva annunciato che almeno 60 soldati, compresi alcuni ufficiali, si erano avvicinati all’islam radicale. Ma il problema è ben più vecchio. Nel giugno 2012, infatti, Olivier Dassy è stato tra i 12 uomini dell’esercito finiti sotto l’inchiesta del “Service général du renseignement et de la sécurité” (SGRS), ovvero l’intelligence militare, che monitorava l’influenza dell’estremismo islamico all’interno delle forze armate. Condannato a cinque anni di carcere, è uscito poco dopo. A far carriera con indosso una divisa ci aveva provato anche Abdel Rahman Ayachi. Ci era quasi riuscito, fino a quando non è stato scoperto: era il figlio di Bassam Ayachi. “Il problema – si legge in un vecchio articolo uscito su La Libre – è che per entrare nell’esercito basta solamente essere incensurato”. A livello di prevenzione, insomma, il governo belga, sembra fare acqua da tutte le parti.

di Fabio Polese, www.gliocchidellaguerra.it

6 ottobre 2016

 

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