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Gli islamisti alla conquista delle Filippine del Sud

Sono entrati nella cittadina di Marawi, capoluogo della Provincia di Lanao del Sur nell’isola di Mindanao, decisi a stabilirvi il «Califfato di Lanao». Per sei mesi, i miliziani del gruppo islamista Maute avevano scelto il «basso profilo». Poi, nella tarda serata di martedì, dopo un blitz della polizia andato male, l’attacco a sorpresa: da 48 ore gli scontri vanno avanti senza sosta.

L’organizzazione – dal nome del fondatore Abdullah Maute -, è considerata la costola filippina dell’Isis nonché un fedele alleato di Abu Sayyaf, un altro gruppo terroristico molto attivo nel territorio. L’incursione a Marawi potrebbe, però, segnare un salto di qualità.

I jihadisti hanno assaltato il carcere cittadino, dandolo alle fiamme, l’ospedale, diversi edifici governativi e una serie di altri obiettivi strategici, tra i quali ci sarebbe anche una chiesa cattolica, con il prete ed alcuni fedeli presi in ostaggio. I conflitti hanno provocato un numero imprecisato di feriti tra la popolazione civile e due soldati e un poliziotto sarebbero rimasti uccisi. I testimoni riferiscono anche che diverse bandiere nere dello Stato Islamico sono state issate in più parti della città. Le autorità hanno invitato la popolazione a mantenere la calma e a segnalare qualsiasi movimento ritenuto sospetto intorno alle loro abitazioni. «I residenti sono invitati a non uscire di casa e in caso di colpi di arma da fuoco di buttarsi immediatamente a terra», ha detto Mamintal Adiong Jr, governatore del distretto.

Non è la prima volta che ci provano. Nel novembre scorso, sempre i miliziani del gruppo Maute, avevano occupato per giorni la piccola cittadina di Butig, prendendo sotto il loro controllo il Municipio. Solo dopo una potente offensiva guidata dalle forze speciali del Joint Special Operations Group (Jsog),  già impegnate a difendere la città di Zamboanga nel 2013, quando circa duecento uomini del Moro National Liberation Front (Mnlf) avevano provato ad occuparla, sono riusciti a liberarla completamente. Ma non era stato semplice. Oltre all’artiglieria, le truppe governative, come in questo caso, hanno usato anche elicotteri da combattimento MG-520. Nel 2013 lo stesso gruppo ha attaccato un checkpoint dell’esercito provocando la morte di sei soldati governativi. Altri scontri a fuoco si sono verificati a febbraio e a giugno del 2016.  Ad aprile i jihadisti hanno anche decapitato due cittadini filippini accusati di essere delle spie.

La tensione è, tuttavia, ulteriormente cresciuta negli ultimi mesi. Tanto da far temere che si possa veramente arrivare alla creazione di un baluardo dello Stato Islamico nel sud delle Filippine, il Paese con la più grande comunità cristiana dell’Asia e dove l’81 per cento della popolazione si professa cattolica. Per questo, il presidente Rodrigo Duterte ha dichiarato la legge marziale nella provincia meridionale di Mindanao, che assegna poteri speciali all’esercito e consente la detenzione per lunghi periodi di sospetti terroristi senza dover formalizzare le accuse. E non è escluso che lo stato di emergenza si possa estendere in tutto il territorio nazionale «se si diffonde la minaccia dell’Isis in tutto il Paese». Sulla durata, «The Punisher» – così come è stato soprannominato per la sua dura battaglia contro il narcotraffico – è stato vago. «Se ci vorrà un anno, durerà un anno. Se, invece, finisse tutto in un mese, ne sarei felice». In base alla Costituzione, però, una proroga oltre i sessanta giorni richiederebbe il via libera del Congresso.

Tutti i Paesi dell’area, data la perdita di territorio in Siria ed Iraq, potrebbero essere diventate una nuova frontiera da conquistare. Nei mesi scorsi, il generale Hamidin, direttore dell’Agenzia per l’antiterrorismo indonesiana (Bnpt) aveva detto che gli uomini guidati da Abu Bakr al-Baghdadi si starebbero muovendo per creare il nuovo quartier generale nel nord dell’Afghanistan o nelle Filippine meridionali. La stessa preoccupazione è arrivata nel marzo scorso da dal ministro degli Esteri australiano Julie Bishop. Quest’ultimo aveva dichiarato alla Bbc che l’Australia si stava preparando alla possibilità della proclamazione di uno Stato Islamico nel Mindanao. «C’è la preoccupazione che l’Isis possa insediarsi nel sud delle Filippine, con la minaccia che arriverebbe alle nostre porte». Il rischio è quanto mai reale, anche perché si stimano almeno seicento jihadisti tornati dal Medio Oriente. Terroristi molto addestrati e pronti a tutto. Ma non solo. A questi si aggiungono migliaia di estremisti islamici che da decenni combattono per l’autonomia e che, spesso, oltre alle armi, hanno imbracciato idee integraliste.

di Fabio Polese, www.eastwest.eu (25 maggio 2017)

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